NICCOLÒ E JACOPO DOPO LA TRANSCONTINENTAL

La Transcontinental è una gara di biciclette che quest’anno è partita dalle Fiandre in Belgio per terminare ad Istanbul. Gli atleti non devono seguire un percorso prestabilito, se non vidimare il loro passaggio ad alcuni check point obbligatori. Sono monitorati da un dispositivo gps che permette di seguire le loro gesta online. Il percorso prevede di passare per la Francia affrontando le Alpi, il nord Italia, la ex Jugoslavia per poi tagliare dritto verso sud, passare per la Grecia e finalmente entrare in Turchia fino ad Istanbul. Il tutto deve essere affrontato in completa autosufficienza alimentare e meccanica.

In questa intervista raccoglieremo a caldo le impressioni di Niccolò Varanini e Jacopo Porreca.

Ciao Niccolò, ciao Jacopo, complimenti per l’impresa!

Con una sola parola, come riassumereste questa esperienza?

N. Paura.

J. Delirio (senza Las Vegas)

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Quanti chilometri avete percorso?

N. Tra i 3900 e i 4100 a seconda dell’umore del garmin, in Albania si è fermato a fare baldoria.

J. No garmin no rules, ho spento il garmin a un certo punto. Mi affido ai dati di Niccolò

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Qual è stato il giorno più bello?

N- La tappa in Albania. Da Kotor a Burrel. Dalla scalata del Lovcen alla prima ripetuta con i cani zombie.

J- Il Colle dell’Assietta. Tanti amici tante birre arrivati a Torino. È stato corroborante.

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Il più faticoso?

N. Ogni giorno in cui credevo fosse una tappa facile.

J. Il giorno dopo Torino. Troppe birre la sera.

Avete avuto problemi meccanici?

N. J. Non avere problemi alla Transcontinental race è come voler leggere un libro senza girare le pagine.

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Fisici e psichici?

N. Scopri di avere delle ginocchia, dei tendini è che gli antinfiammatori possono fare miracoli.

J. Quelli fisici passano. Quelli psichici li hai già se decidi di iscriverti.

Vi siete mai persi?

J. Si, in Bosnia abbiamo fatto una deviazione di 6 ore, 50 km di sterrato 3.000 metri di dislivello perché abbiamo sbagliato strada.

N. Si, tutto questo perché i bosniaci hanno dei problemi con la cartografia.

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Vi è mai sorto il dubbio di non riuscire a raggiungere Istanbul?

N. Costantemente fino all’Arboretum di instanbul. E anche lì la paura di finire sotto un taxi è rimasta fino alla linea dell’arrivo.

J. Ogni momento. Ho fatto gli ultimi 5 km sul cerchio perché avevamo finito camere d’aria e toppe per esempio. Comunque gli ultimi 20 km mi sono promesso che li avrei fatti anche a piedi pur di arrivare.

Come vi alimentavate?

N. Completamente a caso, per fortuna le vie metaboliche sono infinite. L’importante è che ci fossero un sacco di calorie

J. Red bull, Mars, pane. Ripeti per 8 volte al giorno per 15 giorni.

08

Avete seguito un programma prestabilito per affrontare questa esperienza?

N. Fino a novembre pensavo che l’Assietta fosse in Toscana. Il resto viene da sé.

J. 600 rpm x 60m / 35 k due volte al giorno. Scherzo. Non esiste un allenamento specifico per questa cosa a meno che tu non abbia niente da fare nella vita. Ci sono cose più importanti che prepararsi alla tcr. La vedo come Cavendish quando è grasso, mi faccio la gamba andando e perdo peso nelle prime tappe.

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Avete incontrato cattivo tempo? Vento contrario?

N. J. Un Dio maligno ci ha dato temporali a ogni frontiera e 2700 km di vento contrario.

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Avete trovato compagni con cui condividere la fatica?

N. Lui.

J. Lui.11

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C’è qualcosa che vi è mancato in questi giorni?

N. Quando dormi in albergo ti manca il cielo con le stelle. Quando dormi sotto le stelle ti mancano un letto caldo e la doccia.

J. Una bici col motorino.

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Cosa avete provato quando siete entrati ad Istanbul?

N. Finalmente caffè turco!

J. Un verso del Giulio Cesare di Shakespeare “e adesso se avete lacrime preparatevi a versarle”

Chi volete ringraziare?

J. Il mio corpo per avermi sostenuto. A volte era un amico un po’ petulante da zittire. Però ha fatto la sua parte. E Niccolò ovviamente. Anche lui era un po’ petulante.

N. Chi va ringraziato lo sa. Non vedo l’ora di abbracciarli uno per uno tornato da Instanbul.

Quindici giorni, tredici ore, quattordici minuti.

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Siete stati dei grandi ad arrivare fino alla fine, questo vi fa grande onore.

Ci vediamo alle garette!

Intervista a cura di Emanuele Barbaro, photo courtesy of PEdAl ED.

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